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Cinque attori che si sono immersi profondamente nei loro ruoli

Recitare significa immedesimarsi con il personaggio che si sta interpretando. Non tutti gli attori però si calano nel ruolo allo stesso modo. Alcuni preferiscono girare le scene seguendo il copione ed esprimendo le sensazioni che vengono naturalmente sul set in quel momento. Altri prendono l’immedesimazione molto sul serio e arrivano a vivere nella loro vita reale, durante la preparazione al ruolo, esperienze che appartengono realmente al personaggio da interpretare. Un sforzo consapevole, e non esente da rischi, che ha regalato all’umanità alcune delle interpretazioni più toccanti e veritiere della storia del cinema.

Questo tipo di approccio deriva dall’utilizzo di un vero e proprio metodo di recitazione – il più celebre è quello elaborato da Stanislavsky – per riportare sul grande schermo le autentiche emozioni e la complessa psicologia del personaggio. Attori celebri per la loro immedesimazione nel ruolo e per l’utilizzo del “metodo” sono Daniel Day-Lewis, Shia LaBeouf, Adrien Brody, Christian Bale e il compianto Heath Ledger.

Il lavoro dell’attore sul personaggio richiede spesso diversi mesi di preparazione e ricerche impegnative. Alcuni attori hanno mutato il proprio fisico con trasformazioni fisiche incredibili, imparato lingue diverse o iniziato a suonare uno strumento, oppure si sono sottoposti a lezioni intensive di danza o arti marziali con i migliori insegnanti.

È ad esempio il caso di Natalie Portman nei panni di Nina Sayers ne “Il cigno nero”, film che dipinge la profonda rivalità tra due ballerine di danza classica nella preparazione del “Lago dei Cigni” di Čajkovskij. L’attrice è riuscita a rendere in modo estremamente reale non solo il mondo della danza classica, ma anche l’ossessiva ricerca della perfezione di Nina, le sue inquietanti allucinazioni e il suo carattere fragile e autolesionista. L’interpretazione è valsa a Natalie Portman l’Oscar come Migliore attrice protagonista nel 2010.

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Un altro attore famoso per l’immersione pressoché totale nel personaggio è Daniel Day-Lewis, che ha recitato in film come “Lincoln”, “L’ultimo dei Mohicani”, il “Petroliere” e “Gangs of New York”. Ma, forse per la sua intrinseca complessità, il ruolo in cui si è superato è probabilmente Christy Brown ne “Il mio piede sinistro”, pellicola che descrive la vita dell’omonimo pittore e scrittore irlandese, afflitto da un handicap che gli consentiva di avere il controllo solo del piede sinistro. In un’Irlanda povera e proletaria, Daniel Day-Lewis riesce a portare sul grande schermo le qualità positive di Christy Brown e ad andare oltre alle sue limitazioni fisiche, pur rese con estrema veridicità. L’interpretazione ha permesso a Day-Lewis di vincere il primo dei suoi tre Oscar come attore protagonista e di imporsi come uno dei migliori attori di sempre.

Altre interpretazioni che hanno richiesto una totale dedizione al personaggio sono sicuramente quelle di Adrien Brody nel ruolo di Wladyslaw Szpilman ne “Il pianista” di Roman Polanski e quella di Matt Damon nei panni di Mike McDermott ne “Il giocatore – Rounders”. Adrien Brody è riuscito a portare sul grande schermo lo struggente tentativo di sopravvivere all’invasione della Polonia da parte dei nazisti attraverso la musica e la professione di pianista. Per la preparazione, Brody decise di ritirarsi in solitudine, venendo anche lasciato dalla sua ragazza e cadendo per un certo periodo in depressione. Matt Demon ha invece realizzato una delle sue migliori interpretazioni immergendosi profondamente nel mondo del poker e arrivando a partecipare alla World Series of Poker (WSOP). Decisione influenzata anche dal fatto che nel 1998 – anno in cui venne girato “Il giocatore – Rounders” – avrebbe faticato a giocare delle partite in un casino online, data l’assenza di tutte quelle tecnologie che oggi rendono le pagine web una vera e propria esperienza. Inoltre, con la partecipazione ad uno dei tornei più importanti del gioco d’azzardo scoprì anche una passione personale che lo ha portato a diventare un giocatore professionista nella vita privata.

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A volte però l’eccessiva immedesimazione in un ruolo, soprattutto se di carattere negativo, può avere conseguenze irreparabili per l’attore. È purtroppo il caso di Heath Ledger nei panni dello spregiudicato Joker ne “Il cavaliere oscuro”. Celebre per la manicale cura con cui preparava i suoi ruoli, Heath Ledger ha regalato al mondo un’interpretazione sublime dopo essersi chiuso in isolamento in una stanza d’albergo per un mese. Proprio durante la preparazione al film ha iniziato un percorso discendente che lo ha portato all’epilogo più tragico. Nella vita reale.

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