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Facebook contro le fake news: bollino rosso e un decalogo per smascherarle

Il social network migliora l' algoritmo per smascherare fake news e bufale in rete

Dieci consigli per evitare di cascare nella trappola delle fake news. È così che Facebook pensa di arginare un fenomeno che preoccupa tutti: una guida all’uso consapevole delle informazioni che circolano sul social network. L’annuncio fatto da Mark Zuckerberg sulla guida messa a punto assieme con la First Draft News, ha subito scatenato le polemiche. Aluni chiedendo come si possa decidere cosa è falso e cosa no, altri invece applaudono. In pratica Facebook individua i siti che pubblicano fake news, bloccando la loro cassa di risonanza fino a chiudere il profilo. Cerchiamo dunque di capire come gli algoritmi riusciranno nell’impresa: esistono infatti due aggiornamenti che posizionano meglio i post nella bacheca. Il primo consiste nell’incorporare nuovi marcatori che identificano meglio i contenuti autentici e il secondo in un modo nuovo di prevedere e classificare in tempo reale se certi post possono essere rilevanti per un utente. Con questo aggiornamento, si  aggiungono dunque nuovi indicatori universali che ci consentiranno di determinare se un post è autentico. Le pagine sono categorizzate per capire se solitamente pubblichino spam o provino a richiedere like, commenti e condivisioni. Insomma, se facciano clickbaiting: i post provenienti da queste pagine sono poi utilizzati per “allenare” un modello algoritmico che impari e capisca, in tempo reale, se un contenuto pubblicato da altri tipi di pagine sia o meno autentico. L’idea, più o meno, è quella di utilizzare la spazzatura che circola sul social e che viene pubblicata da pagine facilmente identificabili per insegnare all’algoritmo a individuare simile spazzatura. Anche quando a rilanciarla sia una fonte, cioè una pagina, considerata più attendibile. L’altra novità è che questo meccanismo sarà sostanzialmente sempre operativo e in divenire, cioè in grado di perfezionarsi in base agli elementi tradizionali già tenuti in considerazione per la gestione della Timeline come il commento di un amico o l’interazione che viene generata in base a differenti segnali in diversi momenti. La sfida, in un certo senso, è proprio questa: migliorare ciò che vediamo, anche in virtù dell'”engagement” che sta generando, filtrando sempre meglio la natura dei contenuti proposti. Vedremo quali saranno le prossime mosse. Non solo quelle di Facebook, ma a questo quelle dei governi europei che intendono porre un rimedio per legge alle bufale e all’odio online.

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