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Crowdfunding, 5 leggende da sfatare sulle raccolte fondi online

Il crowdfunding è un fenomeno sempre più diffuso, ormai anche in Italia. Nonostante si conoscano ancora poco le potenzialità dello strumento, crescono a vista d’occhio le piattaforme create ad hoc per ospitare progetti – più o meno interessanti – per consentire ai creatori di realizzare il proprio sogno anche grazie a piccoli finanziamenti provenienti da amici e conoscenti in primis, da perfetti sconosciuti poi.

Il crowdfunding è una grande possibilità per sopperire alle crisi di credito, ma attorno a questo strumento tutto digitale sono sorti miti e leggende che danno adito a tante incomprensioni. Ecco cinque dubbi da sfatare sulle raccolte fondi digitali.

Non tutto è finanziabile

Uno dei primi miti da sfatare riguarda essenzialmente la funzione del crowdfunding. Non si tratta della panacea di tutti i mali, neppure della soluzione principale per sopperire ad alcune lacune – più o meno gravi – del portafogli. Prima di partire, ogni progetto potrebbe essere finanziato: il web non pone limiti, ma l’autore della campagna dovrebbe anche pensare a quale bacino d’utenza potrebbe raggiungere e come poter sfruttare la generazione e il soddisfacimento del bisogno per far leva sulla sensibilità economica. In fin dei conti, la dinamica è chiara: un estraneo dona una parte più o meno cospicua del proprio conto in banca per un progetto. L’ago della bilancia è soprattutto nella bontà dell’idea stessa.

Idee o sviluppi, questo è il dilemma

Il crowdfunding da la possibilità di finanziare tante belle idee, ma accanto a queste chi investe nelle stesse ha necessità di accompagnare l’idea con qualcosa di più “tangibile”. Si parte dalle domande più semplici per capire quanto il pensiero possa tramutarsi in realtà, rispondere alle domande sul potenziale interesse dell’audience e poi trovare la giusta chiave comunicativa. Pensare è la parte più facile, le difficoltà arrivano nel trasferire un progetto tramite l’immaginazione.

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Crowdfunding non significa beneficenza

Una delle credenze più discusse e discutibili. Con il crowdfunding non si fa beneficenza: molto spesso si finanziano anche progetti con finalità commerciali, che all’orizzonte prospettano un profitto. Talvolta chi contribuisce riceve in cambio un dono simbolico, tante altre volte il mittente delle somme di denaro diventa parte integrante del processo, e quindi di eventuali sviluppi positivi. Nessun legame, dunque, né con le collette reali, né tanto meno con la beneficenza.

L’immobilità non paga

Anche raggiungere l’obiettivo con il crowdfunding non è facile. Per raccogliere la quota desiderata, non bisogna attendere con inerzia il giorno prestabilito. È fondamentale non sparare nel mucchio, ma lavorare costantemente “ai fianchi” della propria community, per trasmettere il messaggio in maniera chiara e continuativa. La vera arma in più in tal caso è l’impegno.

La popolazione crowdfunding

Se si pensa di trovare online una popolazione del crowdfunding a cui rivolgersi, a priori l’obiettivo non sarà raggiunto. Anche se esiste un network di persone realmente interessate a diversi prodotti, servizi o progetti, non solo loro i principali supporter di un’idea. Piuttosto, sarà fondamentale coinvolgere amici e parenti in primis, per allargare in maniera naturale la rete con il minimo sforzo. Anche la collaborazione di colleghi e clienti potrebbe risultare decisiva. È sempre meglio, infatti, partire da una base di persone con una conoscenza, seppur minima, legata alla vita reale, e non affidarsi ad una fantomatica popolazione crowdfunding.

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