Musica

I bocciati a Sanremo diventano cult

Il palcoscenico dell’ Ariston, coi suoi fiori, i conduttori strapagati e vallette paillettate, ha ospitato, in 67 edizioni, una marea di suoni e artisti che in molti casi sono stati capaci di creare dei veri tormentoni. Le canzoni vincitrici di Sanremo entrano di diritto nella cultura dell’Italia moderna, strofe cantate e ri-cantate che ci fanno compagnia sotto la doccia o nei mille riti quotidiani che ripetiamo quasi meccanicamente. Eppure non è una verità assoluta. Ci sono canzoni ed artisti che, pur essendo riuscite ad aggiudicarsi l’ ambito premio, sono poi andate dritte nel dimenticatoio.

Pensate ad esempio ai Jalisse e ai “Fiumi di parole” che si sono eclissate nel vastissimo panorama musicale. E poi ci sono canzoni ed artisti, quasi derisi nel teatro della riviera ligure che a poco a poco si sono fatte largo nel cuore e nelle orecchie degli italiani diventando dei veri e propri cult della musica. E proprio sulla falsariga delle gaffe ecco 5 eclatanti esempi di scivoloni, non solo dalla scala, di Sanremo.

Il caso più clamoroso in tal senso è a “Vita spericolata”, una delle canzoni più celebri di Vasco Rossi che più di ogni altra ne ha incarnato il mito. Eseguita per la prima volta sul palco del Festival nel 1983, si classificò penultima. L’esibizione del cantante emiliano rimase celebre per altri aspetti, come il suo gesto di lasciare il palco prima che il brano terminasse (erano gli anni del playback). Inserita nell’album “Bollicine”, da lì a pochi mesi sarebbe diventato un inno generazionale, autentico testo autobiografico che raffigurava lo stile di vita ‘alla Vasco’.

Destino simile, tornando indietro nel tempo, nel 1969, a quello di Lucio Battisti e di “Un’ avventura”. La critica definì ‘grezza’ la voce di Battisti e ‘mediocre’ la canzone. Un graffiante rhythm’n’blues, un brano innovativo come lo saranno tanti altri firmati dal duo Battisti-Mogol, che furono apprezzati solo dopo che il sipario della kermesse fu calato. E da allora sono passati quasi 40 anni.

Sotto la stessa scure il capolavoro autobiografico e dal titolo iniziale censurato (doveva chiamarsi in realtà Gesù Bambino, ma non era politicamente e ideologicamente corretto) 4/3/1943 di Lucio Dalla bocciato nel 1972 ma diventato uno dei pezzi più ascoltati e richiesti nella folta produzione del compianto artista bolognese.

Il 1989, invece, segna il ritorno in riviera di Mia Martini con “Almeno tu nell’universo”, accolto freddamente a Sanremo, così come nel ’97 accadde a Patty Pravo e la sua E dimmi che non vuoi morire”, firmata da Vasco Rossi. La canzone più bella di quel Festival, in realtà una delle più belle ed emozionanti di sempre, fu valutata dalla giuria inferiore rispetto ai “Fiumi di parole” dimenticate dei Jalisse. Esempi eclatanti che lasciano aperte le porte a critiche di provenienza diversa, dalla scelta degli esperti alla formazione delle giurie, ma che, in termini di successo, lasciano molte possibilità a prescindere dalle classifiche di gradimento sanremese.

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