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L’Europa digitale non sorride all’Italia

L’Italia, terra di poeti, di santi, di monumenti, ma non certo di digitalizzazione. È quanto emerge dal rapporto pubblicato dalla Commissione Europea, che ha evidenziato l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società del 2017. Il DESI paragona l’Italia a Polonia, Croazia, Grecia, Bulgaria e Romania in quanto a connettività, competenze digitali, digitalizzazione del settore pubblico e privato.

Nello specifico, l’Italia sembra distante anni luce da realtà come Danimarca, Finlandia, Svezia e Olanda che guidano la classifica europea, e che sono progressivamente riusciti a cambiare la quotidianità dei propri cittadini. Non sono vicine neppure nazioni come Lussemburgo, Belgio, Grand Bretagna e Irlanda, che chiudono la Top 10 continentale e che hanno già raggiunto buoni livelli di digitalizzazione. Il 25esimo posto dell’Italia è in linea con quanto fatto nel 2016, ma in territorio nazionale, seppur a rilento, i progressi cominciano ad arrivare. Il miglioramento dell’accesso alle reti Nga ha migliorato la connettività generale, ma a penalizzare gli italiani sono soprattutto le scarse competenze digitali, che ne frenano di conseguenza anche lo sviluppo dell’economia e delle società digitali.

Nel dettaglio, i progressi migliori in Italia si verificano sul fronte connessioni: la rete in fibra ottica con velocità di almeno 30 Mbps copre porzioni importanti di territorio, i prezzi sono diminuiti, arrivando ad una maggiore accessibilità, ma la banda larga fissa ancora non raggiunge numeri soddisfacenti. Ancor meno positivo il numero di sottoscrizioni: solo 1 italiano su 10 ha la banda larga fissa, in Europa la media è di quasi 4 cittadini su 10. Altra nota dolente riguarda le competenze: il 67% degli italiani accede ad Internet, ma rispetto alla media continentale il gap è di 12 punti percentuali. I problemi più importanti riguardano le competenze digitali elementari, che lasciano l’Italia immobile di fronte all’avanzata del resto d’Europa. Per quel che riguarda le realtà, sia pubbliche che private, la nostra nazione sembra aver colmato, almeno in parte il divario, soprattutto per quel che riguarda fatturazione elettronica e comunicazione, mentre non è positivo il tasso di e-government. Solo il 16% degli italiani riesce infatti a contattare le PA tramite piattaforme digitali, con una percentuale in calo rispetto al 2015 e una classifica deficitaria, che scende dal 17esimo al 21esimo posto e non fa bene neppure al gap con il resto d’Europa.

Se l’Italia arranca, non si può però dire la stessa cosa per il resto del continente, visto che tre colossi come Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti si devono “inchinare” alle realtà nazionali dell’Europa del Nord. Per migliorare la distribuzione digitale su tutto il territorio europeo, la Commissione, dopo aver analizzato i risultati del Desi 2017, presenterà a maggio una revisione della strategia legata al Mercato Unico Digitale. Per restare al passo con il resto dell’Europa, però, l’Italia necessita di un’inversione di marcia sostanziale, che riguardi non solo le connessioni, ma anche la digitalizzazione d’impresa e – soprattutto – le competenze digitali delle persone.

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